L’OCCUPAZIONE SUPERA I LIVELLI PRE-CRIS, MA E’ VERAMENTE COSI’ ?

L’OCCUPAZIONE SUPERA I LIVELLI PRE-CRISI, MA E’ VERAMENTE COSI’ ?

E’ veramente così, l’occupazione supera i livelli pre-crisi ?Non proprio, infatti crescono solo i contratti precari e questo perché i dati possono essere letti ed interpretati in molti modi.
 
Ebbene sì, all’interno del miglioramento generalizzato del quadro economico nazionale, si ha un andamento di continua ripresa per il mercato del lavoro, che già dai mesi estivi dello scorso anno aveva recuperato i livelli occupazionali dell’inizio 2008.
I dati Istat più recenti dati mensili confermano il trend di crescita, mediamente dall’inizio anno fino a novembre i contatti di lavoro hanno raggiunto i 23 milioni, con una crescita del 1,2% pari a circa 280.000 lavoratori in più.
 
Il dato sorprendente è che la crescita ha riguardato entrambi i generi e tutti i comparti nel terzo trimestre è risultata maggiore per le donne e nel sud Italia. Questo ha prodotto una lieve riduzione dei divari territoriali durante i mesi estivi l’aumento di occupazione è stato maggiore nel centro e sud Italia in confronto al nord.
 
Per valutare l’effettivo apporto produttivo del lavoro questi dati non sono sufficienti i dati Istat infatti misurano anche le ore lavorate. Nelle statistiche sono inclusi è considerati occupati anche chi a svolto anche una sola ora nella finestra di rilevamento.
 
Il contributo alla produzione varia a seconda della tipologia delle posizioni lavorative create.
Si può chiaramente osservare infatti che anche se nel 2015 una ripresa c’è stata è ben lontana dai livelli pre-crisi. Questo si traduce in lavoro con contratti part time o lavori precari.
 
Se si analizzano i dati Istat si vede come infatti la crescita dei part time sia continua ed interrotta dal 2010. Se si prendono i dati del 1 trimestre si vede che questi riportano un aumento del 3.4% rispetto allo stesso periodo del 2016. C’è però da dire, che cresce anche l’occupazione full time ma a ritmo notevolmente inferiore.
 
Possiamo quindi dire che se la quantità di occupati è tornata ai livelli pre-crisi bisogna anche dire che è cambiata la tipologia dei contratti, la crescita infatti continua ad interessare i rapporti di lavoro a tempo determinato, in quest’ambito si nota un utilizzo sempre più spinto di lavoro in somministrazione che è una particolare tipologia di lavoro flessibile. Le imprese sfruttano questa tipologia di lavoro per rispondere dinamicamente a variazioni cicliche di domanda di beni e servizi, aggiustando così con estrema facilità e senza particolari costi le loro necessità, solo aumentando o diminuendo il numero dei lavoratori in somministrazione, utilizzando solo in minima parte contratti più stabili.
 
Questa tipologia di contratto è stato molto utilizzato nel 2017 dalle imprese che una volta terminati gli sgravi contributivi hanno pensato bene di abbandonare i contratti a tempo indeterminato in favore di questa nuova tipologia.
 
Quale futuro per i lavoratori di questo paese, come è quando potranno fare scelte importanti per la loro vita se si tende sempre più a precarizzare e non stabilizzare i contratti di lavoro?
 
Se si vuole che questo paese ricominci a crescere non solo dal punto di vista della produttività, ma anche e soprattutto con l’occupazione e questo possa innescare una vera ripresa economica, bisogna far sì che vi siano dei veri occupati con salari stabili e dignitosi e che si agisca sulla leva fiscale affinche si possano ridurre le tasse sul lavoro.
 
Fare ciò è compito della politica e del sindacato, con leggi mirate a favore dei lavoratori e non solo delle imprese, imprese che sempre più applicano la macelleria sociale per mero profitto, senza un vero piano industriale.
 
E allora bisogna dare una scossa, la sinistra può ancora essere in grado di produrre una sana politica che punti in questa direzione, una politica non non populista, non opportunista e che non parli alla pancia della gente, ma che sia una politica di qualità, che sappia dare i giusti strumenti legislativi al sindacato, in questo modo il sindacato potrà sempre più fare il suo lavoro, tutelare il posto di lavoro e i diritti dei lavoratori.
 
Purtroppo oggi leggi contro i lavoratori hanno portato ad indebolire tutele e diritti, facilitando sempre più la possibilità di licenziare anche senza una reale stato di crisi aziendale, ma solo per poter aumentare la produttività.
 
Io ritengo che si riuscisse a fare ciò si produrrebbe sicuramente un effetto domino che innescherebbe un circolo vizioso che produrrebbe anche nuova occupazione sopratutto per i nostri giovani.

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